domenica 26 febbraio 2012

PIAZZA ANDREA ROSSI - da "Libertà" del 24 Febbraio 2012


La piazza di San Nicolò, Monti e i «mistificatori dell'Anpi»

di PINO DE ROSA*
Avremmo preferito non intervenire più sulla vicenda di piazza Rossi a S. Nicolò, se non per complimentarci con Libertà per il sondaggio promosso. Non tutti hanno compreso la volontà di alimentare il dibattito ed estenderne la platea. Lo avremmo però fatto il giorno d'inaugurazione della piazza cogliendo non uno ma due risultati positivi sulla via della liberazione della storia dalla strumentalizzazione di parte. S'impone invece un intervento dopo le opinioni ospitate dal quotidiano piacentino il 6 febbraio scorso. E' una peculiarità del nostro tempo fare a gara, dalla storia alla cronaca, con la prospettiva di conquistare il consenso rispetto agli altri, nel rappresentare le vittime. Si arriva a rivendicarne l'esclusiva, ad appropriarsene anche indebitamente (ci sono casi nel Piacentino di caduti per mano partigiana che sulle lapidi sono diventate "vittime del nazifascismo") fin oltre la soglia del ridicolo, come nel caso di Napolitano accorso a Praga per far sue le vittime anticomuniste del 68 sebbene ai tempi avesse apertamente parteggiato per i carri armati russi.
Nel caso di Andrea Rossi è evidentemente impossibile farlo diventare una vittima antifascista ed allora bisogna negarne lo status. E come se non addossando a lui stesso altre vittime che i sostenitori del "bene" rappresentano? Non potendo, perché non vi sono, circostanze personali che vedrebbero coinvolto Rossi in casi specifici (la forzatura dell'addetto stampa che diventa braccio destro del Prefetto appare troppo evidente) allora si tenta, per addivenire al risultato voluto, di vagare e divagare. L'articolo in perfetto slang progressista di Achilli ci prova. Non possiamo tacere per non correre il rischio che, con tanto poco, ci riesca.
Accogliamo quindi l'invito a "rendere chiaro e distinguibile ciò che è giusto da ciò che non lo è" (il che significa evidentemente che il giusto non dipende da chi lo dice ma da ciò che viene detto) e partiamo proprio da quel "male" (che invidia per chi lo ha infallibilmente identificato! C'informi anche per il "bene"; porremmo fine a tutti i tormenti del nostro animo) che Achilli dice "non dobbiamo continuare a banalizzare, sottacere o rimuovere…. ed a seppellirlo sotto una coltre di malintesi storici".
Già, i malintesi storici. Come quello per esempio dei "civilissimi" Stati Uniti, sorti con il genocidio dei pellerossa e cresciuti con la deportazione delle genti africane, che le leggi razziali le ebbero in vigore fino al 1968. Si pensi che generosità nel radere al suolo mezza Europa per abolire le discriminazioni tenute in vita a casa propria! O forse l'urgenza dipende dal "peso" di chi è vittima delle discriminazioni? Molto potremmo scrivere. Spostiamo la nostra attenzione sul "rimuovere e sottacere" e concentriamoci su personaggi di casa nostra cui abbiamo dato più di un lustrino nelle pubbliche vie o di certo qualcuno si appresta a fare.
Il 27 gennaio scorso il Capo Europeo della Trilaterale, Presidente del direttorio mondialista che ha occupato con il golpe parlamentare il governo dell'Italia (Monti), ha citato Alcide De Gasperi "tra i Padri fondatori che hanno visto nell'Europa l'unica possibilità di scongiurare il ripetersi degli eventi tragici che l'avevano marchiata". Però. E quello che De Gasperi ha dichiarato in gioventù? Rimosso, sottaciuto e seppellito. Non potendo abusare della disponibilità di Libertà invitiamo i lettori a consultare il blog della nostra associazione sebbene in fase di costruzione: piacenzaantagonista. blospot. com
Troveranno frasi ed articoli di personaggi illustri come De Gasperi, Spadolini, Fanfani, Padre Gemelli e la meravigliosa chicca di Giorgio Bocca che abbiamo riportato per intero, pubblicata nel 1942. In tanti firmarono il manifesto della razza e si diedero da fare per eccellere in razzismo, poco prima di redimersi.
Se quindi furono responsabili del "clima" che determinò "la tragedia" anche coloro che non operarono direttamente, la colpa di Rossi potrebbe essere solo quella di non aver voltato gabbana in tempo inaugurando la stagione che si protrae con Fini emuli fino ai nostri giorni. Noi crediamo invece il contrario. Immaginatevi un ragazzo che a Cuneo legge nel 42 l'articolo di Bocca (che vi prego ancora di andare a leggere sul nostro blog) e se ne convince al punto di aderire nel 43 alla RSI. Nel giro di 2 anni il ragazzo viene assassinato vigliaccamente ed oggi lui è il "male assoluto" e Bocca un eroe della libertà! A chi la piazza? Per finire bisognerà prima o poi correlare questi teorici del "bene" nonché custodi della "condanna del male" alla realtà: "Europa libera e democratica". Ma dove vivono? Dov'è libera questa Europa che non dispone dei suoi confini e del suo territorio, non possiede la sua moneta, è vincolata nei suoi commerci e declina quotidianamente, tramonta sotto tutti i profili? E quale democrazia c'è se il popolo non ha alcuna rappresentanza ma subisce le decisioni di burocrati, finanzieri, agenzie di rating e faccendieri? Maastricht, Schengen, la BCE che c'azzeccano con la democrazia?
Al politburò in sedicesimo dell'Anpi piacentino poi vorremmo suggerire di occuparsi ugualmente di una tal materia piuttosto che continuare a fare i rancorosi gendarmi del passato che non riusciranno certo a mistificare per sempre. Secondo me quel 30% del sondaggio è ancora sulla bocca dello stomaco!
Ma voi avete fatto i partigiani per generare una classe politica di corrotti che dopo aver badato solo ai loro privilegi ci hanno consegnati mani e piedi alla finanza internazionale? Avete scelto l'antifascismo per arrivare a cancellare ogni forma di stato sociale dalle pensioni alla sanità? Avevate in mente di tornare alla fine dell'800 nella gestione dei rapporti di lavoro come sta per accadere? Volevate restare per sempre una colonia USA con basi militari e scelte di politica estera vincolata? Secondo me sì! Per questo non ho mai ritenuto che la vostra fosse la parte giusta.
A distanza di 70 anni potremmo però auspicare nuove sintesi, uscendo da una contrapposizione che solo voi volete. A noi basterebbe il rispetto delle vittime senza appropriazioni indebite o presuntuose diversificazioni.
C'è con urgenza da costruire un progetto rivoluzionario senza attardarsi in diatribe e riflettendo magari sul fatto che la pace mercantile perpetua non si è affatto realizzata ma ha determinato una situazione di potenziale schiavitù globale. Le umane irrazionalità che finora hanno fatto la storia (passioni, pulsioni, ideali, fedi e razze) piuttosto che eliminarle appaiono oggi l'unica prospettiva di libertà.
* Piacenza Antagonista

PIAZZA ANDREA ROSSI - da "Libertà" del 22 Febbraio 2012


ROTTOFRENO - Piazza Fratelli Maserati non sarebbe di proprietà comunale

ROTTOFRENO - (crib) Piazza Fratelli Maserati non sarebbe di proprietà comunale. Dopo tante discussioni sulla proposta della giunta comunale di Rottofreno, guidata dal sindaco Raffaele Veneziani, di cambiare il nome della piazza di San Nicolò per dedicarla alla vittima di guerra Andrea Rossi, adesso arriva la notizia che l'area in questione non apparterrebbe di fatto al Comune. È emerso ieri sera durante la trasmissione Tempo Reale su Telelibertà, condotta da Giovanni Palisto. Presenti in studio, il presidente dell'associazione Piacenza Antagonista Pino De Rosa e la direttrice dell'Istituto Storico della Resistenza Carla Antonini, che ha rievocato per la prima volta l'uccisione del nonno, vicefederale durante la Repubblica Sociale.
«SOLO UN ASPETTO TECNICO» -A confermare il mancato passaggio di proprietà al comune è stato l'ex sindaco di Rottofreno Giulio Maserati, contattato telefonicamente durante la trasmissione. Così, mentre il sindaco Veneziani alla luce della novità prende tempo per verificare la cosa (pur ammettendo che esistono «altre decine di casi analoghi» da regolarizzare), l'ex sindaco Maserati precisa che quella di usufruire di zone non tecnicamente "pubbliche" è una prassi consolidata. «Quando ero sindaco, ne ho sistemate a decine di strade, vie o aree verdi che non erano passate al Comune», spiega. «Ed è possibile che qualcuna lo sia ancora. Quando si dà il permesso di costruire, il lottizzante si occupa anche delle strade e delle aree verdi che successivamente dovranno essere cedute al Comune, come d'accordo. Ma il Comune, per sua natura, è piuttosto lento a rogitare e quindi anche se un'area non è comunale secondo il catasto, grazie a un preciso accordo scritto con il privato, si può comunque considerarla tale. È solo un piccolo aspetto tecnico». In ogni caso, quindi, non ci sarebbero elementi per impedire né influire sull'eventuale cambiamento del nome alla piazza. Tanto che fu proprio l'ex sindaco Maserati a inaugurarla nel 2009 senza che il Comune ne fosse proprietario.
STOP DALLA PREFETTURA? -Intanto, prosegue regolarmente l'iter per l'intitolazione della piazza ad Andrea Rossi. La proposta è già stata inviata da tempo al Prefetto per l'approvazione definitiva, dopo aver controllato l'effettiva bontà del provvedimento. Tuttavia, secondo alcune voci di corridoio - al momento non confermate da nessuna delle due parti - l'orientamento della Prefettura sembrerebbe quello di una bocciatura della proposta della giunta Veneziani. Bocca cucita in merito anche dallo stesso sindaco di Rottofreno, il quale si limita ad affermare che è in corso una fase interlocutoria tra Comune e Prefettura. Il prossimo appuntamento per saperne di più e per tornare a discutere di piazza Fratelli Maserati sarà ai primi di marzo, con il prossimo consiglio comunale: in quell'occasione, l'amministrazione Veneziani dovrà rispondere all'interrogazione presentata dal gruppo del Pd sulla presunta illegittimità della proposta di cambiamento di nome alla piazza.

GORNO DEL RICORDO - da "Libertà" del 20 Febbraio 2012


Intitolazione del percorso che porta alla scuola
Bettola, scalinata "Martiri delle foibe":
«Per trasmettere ai ragazzi la storia»

BETTOLA - Un gesto concreto per dare un contributo di verità alla storia. Ha voluto significare questo l'inaugurazione della scalinata "Martiri delle foibe" che si è svolta ieri mattina a Bettola per l'iniziativa dell'amministrazione comunale.
Il sindaco Simone Mazza e la sua giunta, attuando concretamente la "Giornata del ricordo" istituita con legge 2004 per rendere omaggio vittime della pulizia etnica condotta dal regime di Tito nei confronti degli italiani istriani, fiumani e dalmati che ha visto 20mila morti infoibati e 350mila italiani esuli, hanno dedicato due giorni ad approfondire un tema ancora non del tutto conosciuto. «Oggi concludiamo un percorso nato due anni fa - ha osservato il primo cittadino - per dare un giusto risalto ad una tragedia italiana rimasta nell'oblio per sessant'anni. I nostri fratelli italiani hanno subito tremende persecuzioni, sono stati cacciati dalla loro terra per motivi razzistici e 20mila sono stati i morti infoibati». E' stata quindi scoperta la targa "scalinata martiri delle foibe" che dà il nome alla salita che da via Europa porta nel cortile delle scuole elementari, il cui lavoro di ristrutturazione è stato seguito dall'assessore Roberto Ferrari. «Abbiamo scelto questo luogo - precisa Mazza - perché i ragazzi possano interrogarsi su ciò che è successo e su ciò che può accadere nel cuore dell'uomo per arrivare ad una tragedia di questo tipo».
L'inaugurazione è stata la conclusione di una due giorni dedicata al ricordo. Sabato sera infatti, nella sala consigliare del municipio, è stato ospite Lino Vivoda, direttore del periodico "Istria Europa". Testimone delle atrocità subite dai suoi conterranei e dai componenti della sua famiglia, egli stesso è esule dal 1947 e oggi risiede ad Imperia. Anch'egli presente alla cerimonia, ha espresso la sua gratitudine per il segno che l'amministrazione bettolese, per prima, ha concretizzato dopo l'invito dello scorso anno dell'allora comitato spontaneo per le foibe, oggi Piacenza Antagonista, presieduta da Pino De Rosa, a compiere un gesto concreto ed immortale sul tema. «Questo è un segno di solidarietà - ha affermato Vivoda -, molto diverso da quello ricevuto quando sono arrivato con i 600 esuli di Pola al porto di Ancona in nave e a Bologna dopo 12 giorni di treno dove ci hanno rifiutato il cibo e considerati fascisti e banditi. Ma noi eravamo italiani. Oggi ricordiamo i fatti, non per rivendicare, ma per trasmettere ai ragazzi la storia». La celebrazione della messa nella chiesa di San Bernardino ha aperto la cerimonia inaugurale cui ha partecipato, oltre a Sergio Bursi per la Provincia, Andrea Pollastri, consigliere regionale, rappresentanti delle amministrazioni di Cortemaggiore, Pontenure, Pontedellolio e Rottofreno, anche l'onorevole Tommaso Foti il quale, a nome del Parlamento italiano, ha ringraziato per l'iniziativa.
Nadia Plucani

GIORNO DEL RICORDO - da "Libertà" del 19 Febbraio 2012



«Io, un sopravvissuto all'orrore delle foibe»
Sui banchi la testimonianza di Lino Vivoda

La tragedia delle foibe vista con gli occhi di chi ha vissuto in una città che ora non c'è più. La seconda Guerra Mondiale, le repressioni delle truppe di Tito e l'esodo dal paese natio: questa la difficile vita di Lino Vivoda, che ha vissuto sulla propria pelle una delle pagine più drammatiche della storia nazionale. Gli alunni del Raineri-Marcora l'hanno potuto ascoltare ieri mattina nel corso di un incontro organizzato dalle insegnanti Claudia Martinelli e Mara Croci per fare luce sugli avvenimenti accaduti in quegli anni tra Friuli Venezia Giulia, Istria e Dalmazia, purtroppo ancora poco conosciuti dalla maggior parte degli italiani. Gli "infoibati", come vengono chiamati gli oltre 25mila italiani vittime del governo slavo tra il 1943 ed il 1945, sono stati a lungo dimenticati, come ha detto Pino De Rosa di Piacenza Antagonista introducendo l'ospite d'onore: «Molti non sanno quello che è successo, i corpi buttati con umiliazione nelle foibe, le insenature naturali tipiche di quei luoghi. Solo negli ultimi anni la memoria di queste persone è stata riabilitata». Uno di quei sopravvissuti è proprio Vivoda, che ancora oggi ha negli occhi il crudele destino che ha causato la fine della sua città natale, ovvero Pola. Un breve filmato lo ha illustrato con chiarezza: centro dell'Istria, ma italiano a tutti gli effetti con 31mila abitanti, il paese venne stravolto dall'occupazione slava durante il 1945 fino all'esodo finale. 28mila di loro partirono alla volta dell'Italia su navi che solcavano l'Adriatico in cerca di nuove speranze, ma molti di loro non ce la fecero. «Uno di essi era proprio mio fratello Sergio - ha raccontato Vivoda - nelle immagini si vede chiaramente la sua tomba. Ancora oggi quella triste storia mi sembra incredibile. All'epoca conoscevamo i nomi di due soli esuli, Mazzini e Dante, e non credevamo toccasse anche a noi». E in seguito, la storia non è stata certo più clemente con Pola, diventata poi la croata Pula. «Se andate in Slovenia o in Croazia, vi dicono che la mia città era tornata sotto il loro controllo dopo tanti anni. Ma Pola non era mai stata slava, la sua origine era romana ed in seguito un'orgogliosa città italiana». Proprio come il fratello di Lino, che venne ucciso dalla polizia segreta di Tito in un brutto giorno del 1946, a seguito dell'esplosione di alcune mine sulla spiaggia del porto. Da tanto dolore, Vivoda ha tratto la forza per fondare un giornale: si chiama "Istria Europa" ed ancora oggi ricorda gli esuli di allora.
G. F.

PIAZZA ANDREA ROSSI - da "Libertà" del 18 Febbraio 2012


Lo stradario di San Nicolò tra storia e memoria di parte
Piazza Rossi? Ci si arriva passando
per Piazza Togliatti e Piazzetta Barca
di STEFANO ROMANINI*
Inizio questo mio intervento con la citazione di una frase del Manzoni: "Quell'ignoranza che l'uomo assume e perde a suo piacere, non è una scusa, ma una colpa".
Dopo aver atteso qualche giorno affinché gli animi si chetassero un poco, ed essermi fatto un'idea più chiara possibile riguardo ai termini dell'acceso scambio di opinioni, letti nei giorni scorsi riguardo la Piazza "Maserati o Rossi" di San Nicolò, sento la necessità di tentare di porre il dibattito su un piano concettuale, sempre che sia possibile.
Non voglio essere ipocrita e quindi provvedo a chiarire immediatamente che la mia missiva è indirizzata a tutti, ripeto tutti, coloro che si sono dichiarati contrari con i loro interventi all'intitolazione dell'attuale Piazza F. lli Maserati, al dottor Andrea Rossi.
Non voglio entrare, ora, nel merito circa la scelta fatta dall'Amministrazione comunale di Rottofreno. Di questo, credo, se ne parlerà nelle sedi opportune. No, vorrei evidenziare le argomentazioni dei pareri contrari a questa scelta.
Nei diversi interventi si sono addotte motivazioni varie, ma quelle maggiormente ricorrenti erano di due tipi: per dedicare una via o una piazza occorre che il "destinatario" abbia manifestato, durante la propria vita, atti od opere in genere che diano lustro al Paese (inteso sia come nostro paesino, sia come Nazione), oppure, non si può dedicare un luogo pubblico ad una persona che, anche non in modo diretto (come nel caso del dottor Rossi), ha compartecipato in modo convinto e consapevole ad un regime che ha creato terrore e morte durante la guerra civile 1943-1945.
Riguardo alla prima dissertazione segnalo che a pochi metri dalla piazza "incriminata", l'Amministrazione comunale precedente ha intitolato la piazzetta ove si svolgono in genere le feste della Pro-loco sannicolina a tale "Annibale Barca". Ma chi era questo personaggio? Proprio lui, l'Annibale degli elefanti, un cartaginese (ora si direbbe maghrebino) che non era passato da queste parti per diffondere pillole di cultura o di pace, ma era qui per "suonarle" (eccome se le ha suonate!) ai romani…. e se la storia non ci inganna anche qui, i romani saremmo noi; ma si sa, bisogna essere "politically correct".
Comunque in questo caso non ricordo di aver sentito organizzazioni che sostengono la paternità dell'Italia liberata con le loro battaglie, scagliarsi contro chi invece dedica una piazza ad uno straniero che l'Italia la voleva conquistare.
La seconda motivazione addotta è il motivo che mi ha spinto ad intervenire: procedendo qualche passo dalla piazzetta "Annibale" di cui sopra, si giunge a quella che fino a qualche tempo fa rappresentava la maggior piazza (che poi della piazza ha ben poco) di San Nicolò: Piazza Palmiro Togliatti. Ora, partendo dalle disquisizioni esposte dai "contrari" chiedo: ma è lo stesso Palmiro Togliatti che portava sempre al taschino un orologio regalatogli, durante la guerra civile di Spagna da Negrin, appena tolto sotto i suoi occhi dal gilè di un povero morto appena fucilato? Ma soprattutto è forse lo stesso Palmiro Togliatti che nell'Unione Sovietica, nel corso del "Grande terrore" tra il 1935 e il 1939 vistava personalmente i procedimenti giudiziari e gli elenchi con le relative condanne con la scritta di suo pugno "soglasen" (ovvero: sono d'accordo) di italiani laggiù rifugiati perché antifascisti?
La storia, quando non manipolata dal negazionismo, ci viene in soccorso. Con la caduta dei muri, ovvero quello di Berlino e quello dell'omertà della sinistra del dopoguerra, ci arrivano i documenti inconfutabili che comprovano che si, è lo stesso Palmiro Togliatti.
Allora, egregi "contrari", spigatemi, spiegate a tutti perché Andrea Rossi è colpevole per la sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana, senza alcuna responsabilità verificabile per i morti partigiani durante la guerra civile italiana, mentre Palmiro Togliatti non è colpevole per la sua partecipazione attiva (con i suoi avalli scritti) nell'epurazione di italiani nella Russia staliniana?
Però, per cortesia, almeno questa volta date motivazioni plausibili o, per lo meno, intelligenti.

* Piacenza Antagonista

GIORNO DEL RICORDO - da "Libertà" del 17 Febbraio 2012


Bettola, domenica s'inaugura la scalinata
ristrutturata e dedicata ai Martiri delle Foibe
Il sindaco Mazza: «Eliminati i punti pericolosi, ora sarà anche illuminata»

BETTOLA - Per celebrare il Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle foibe, in questo fine settimana l'amministrazione di Bettola organizza due iniziative di approfondimento storico e invita tutti a parteciparvi. Domani alle 21 nella sala consiliare del municipio si terrà un incontro dal titolo: "A colloquio con la storia". Introdurrà la serata il sindaco, Simone Mazza. Seguirà l'intervento dello storico Pino De Rosa, rappresentante del comitato Cittadini per le foibe. Sarà inoltre ospite Lino Vivoda, direttore di Istria Europa, un trimestrale gratuito di informazione e cultura nato con lo scopo di difesa della causa istriana «per un impegno volontaristico degli aderenti al Gruppo Istria Regione Autonoma Europea - viene spiegato - in totale autonomia e indipendenza sia politica che economica».
Nella mattinata di domenica 19 febbraio, invece, le iniziative si apriranno con la celebrazione di una messa alle 10 nella chiesa di San Bernardino. Seguirà l'inaugurazione, alla presenza dell'amministrazione comunale e della popolazione, della Salita Martiri delle Foibe, una scalinata pedonale che da via Europa conduce al cortile della scuola primaria e che sarà benedetta dal parroco don Angelo Sesenna.
«Il Giorno della Memoria - informa il sindaco Mazza - è stato istituito per legge: il 10 febbraio di ogni anno si rinnova la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe del Carso, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Per questo, la giunta comunale di Bettola ha deciso, il 30 gennaio scorso, di proporre due momenti significativi, dando così alla scalinata il nome di Salita martiri delle foibe». La scalinata è stata ristrutturata nell'autunno 2011 da una ditta specializzata a un costo di 20mila euro. «La scalinata - informa ancora Mazza - era molto pericolosa perché non aveva più subito manutenzioni importanti e costituiva un pericolo per gli alunni della scuola elementare, i loro genitori e per chi vi lavora. Sono stati così rimossi e riposizionati i cordoli in pietra e il porfido. E' pure stato installato un punto luce, come è già stato fatto per la Salita Unità d'Italia, strada adiacente alla chiesa di San Bernardino e recentemente inaugurata. L'obiettivo è evitare che rimangano angoli bui nel paese, luoghi potenzialmente pericolosi e poco decorosi. A valle, infine, è stato migliorato il sistema della raccolta delle acque piovane».
n. p.

GIORNO DEL RICORDO - da "Libertà" del 17 Febbraio 2012


La tragedia delle foibe raccontata ai ragazzi
San Nicolò, lezione speciale con De Rosa e proiezione di filmati d'epoca

SAN NICOLÒ - Sono partiti con poche cose, ma allo stesso tempo con la necessità di dover portare via con loro il più possibile, i brandelli di tutta una vita, persino i mobili, i materassi e gli oggetti più cari: per gli esuli di Pola, lasciare la propria casa ha significato innanzitutto non poterla mai più rivedere.
Nelle giornate in cui si è ricordato il genocidio italiano nell'Istria e la pulizia etnica compiuta dagli uomini di Tito, anche a San Nicolò la tragica pagine delle foibe e dell'esodo italiano è stata ricordata nei giorni scorsi con un incontro che si è tenuto al Centro culturale al quale hanno partecipato diverse classi terze delle scuole medie del paese. In veste di docente, questa volta c'era il presidente dell'associazione "Piacenza antagonista", Pino De Rosa, che ha spiegato ai ragazzi le origini di questa drammatica pagina della storia italiana, spesso ancora troppo dimenticata, specialmente dalle nuove generazioni. Per rendere questa lezione più accattivante, è stata allestita per l'occasione una mostra fotografica che ha riproposto in circa una trentina di immagini i momenti più significativi e tragici delle uccisioni titine e dei 350mila esuli italiani dalle regioni jugoslave dell'Istria e della Dalmazia.
«Per comprendere quello che è successo in quegli anni non è sufficiente esaminare i fatti, ma anche ritornare indietro nel tempo per indagare le ragioni storiche che hanno portato a questo odio verso i cittadini di origine italiana», spiega De Rosa alla sala gremita di studenti. «Non si deve dimenticare che queste terre sono state prima colonizzate dai romani e poi rimaste italiane fino all'800, quando hanno iniziato ad avanzare le popolazioni slave». Nel racconto di questo "braccio di ferro" storico tra Italia e Jugoslavia, le immagini riportano poi all'Irredentismo della prima guerra mondiale e all'armistizio dell'8 settembre del ‘43. «Fu in quel momento che avvenne il più grande massacro di italiani della nostra storia. Nelle foibe carsiche, finirono più di 7mila persone, anche partigiani del Cln: le uccisioni avevano ormai perso ogni connotazione politica per diventare a tutti gli effetti un genocidio indiscriminato».
Nella seconda parte dell'incontro, invece, è stato proiettato ai ragazzi un vecchio filmato della "Settimana Incom" dell'epoca, riguardante l'esodo di Pola. Guidati dalla narrazione asciutta e retorica tipica del cinegiornale dell'Istituto Luce, gli studenti hanno potuto vedere con i propri occhi la disperazione di quanti furono costretti a lasciare di fretta le loro abitazioni lasciandole agli slavi e i volti rigati di lacrime di chi, dalla nave in partenza, guardava la sua città per l'ultima volta.
Cristian Brusamonti